mi sveglio con la testa piena di pensieri ed idee e non so cosa farne.
mi sveglio con la testa piena di pensieri ed idee e non so cosa farne.
come sono GGiovane…
Ho ascoltato tipo 4 volte il nuovo disco del signor Beirut e ancora non mi dice nulla… brutto segno ):
Confido ancora nel fatto che prima o poi mi seccherò di inventare scuse per non uscire…
Non mi piace…
Cioè.
Agosto non è il mese più freddo dell’anno, come si ostinano a ripetere tutti riuscendo a rendere odiosa una canzone altrimenti bellissima.
Agosto non è un mese, ma un pezzetto di vita che inizia e finisce noncurante del resto.
Giorno 1 è come se fosse il first day of my life di cui cantano i Bright Eyes, e tutto va benissimo: ti senti quasi autorizzato a non pensare.
Poi arriva il 15, che sarebbe ferragosto. Ma che sarebbe anche l’inizio della fine. E non parlo del mese o dell’estate. Ma di quel sentimento di libertà che io (non posso certo dire “noi”) mi porto dentro sin da quando ero così piccolo che non esistevano neanche i modem 56k.
I giorni successivi al 15 sono un lento morire e affiorare di responsabilità e pensieri che, anche loro, erano stati in vacanza da qualche parte dentro di noi(me).
E qualcuno addirittura si sente in dovere di organizzare una qualche celebrazione, una festa, per il ferragosto… o una grigliata… così, giusto per decretare che l’estate è finita.
Una cosa simile la dicevano gli Uochi Toki.
Gli Uochi Toki, ad esempio, sono una di quelle cose che riesce ancora a darmi forza, che cattura il mio interesse e mi stimola, mi prende e mi risveglia dal torpore. Come il soffitto di una chiesa bombardata? No. Come un disco degli Uochi Toki a ferragosto.
Gli Uochi Toki son quello di cui sento il bisogno, adesso.
Loro e poco altro.
Qualche film, un libro letto all’ombra di qualche albero ed una certa compagnia.
Questo è il mio paradosso: ad Agosto divento ancora più asociale del solito, non rispondo a sms e sparisco dalla circolazione, eppure ogni tanto aspetto un’emozione sempre più indefinibile che comunque non arriva.
E non mi piace.
Non mi piace scrivere di queste cose, perché ultimamente preferisco che siano le immagini a parlare per me.
Eppure sto scrivendo.
Non mi piace…
Ciò che penso: non voglio dormire.
Ciò che farò: andrò a dormire
quando mi ritrovo inconsciamente a fischiettare i Coldplay (soprattutto se si tratta di the Scientist)…
L’unica cosa di cui mi importa in questo momento, in questo momento esatto, è solo riuscire ad iniziare a scrivere.
E ancora una volta mi rifugio nelle canzoni e nei brani strumentali perché non voglio altre parole.